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Your smile stays

Ho passato tantissimo tempo a pensare a come cominciare questa lettera. Le opzioni erano tante, ma alla fine ero sicura che la scelta migliore fosse scrivere un semplice “ehi”.
Ehi. È così che cominciavamo ogni conversazione.
Qualcuno ci disse che sembrava un po’ brutto, come se non fosse degno di due persone che si amano, ma il nostro “ehi” valeva tantissimo.
Fu la prima parola che tu mi dicesti quando mi vedesti seduta da sola, al belvedere vicino la piazza; poi con il tempo diventò una parola chiave, che significava “non trovo le parole per dirti quanto ho voglia di parlarti”.
Anzi, ripensandoci non è possibile usare parole nemmeno per descrivere cos’era per noi il nostro “ehi”. Ma alla fine, ce n’è davvero bisogno?

Ti scrivo per augurarti un felice anno. Spero che in paradiso ci siano le feste di capodanno come le abbiamo qui. I nostri amici riescono sempre a farmi sentire bene, ma tra le risate, le urla e la musica, c’è una cosa che fa più rumore di tutto il resto, ed è la tua mancanza.
Ricordo l’ultima festa di capodanno con te, e il tuo cartellone con le nostre foto. Erano 3 anni di foto, un po’ fatte di nascosto, un po’ rubate a vicenda tra di noi, che urlavano al mondo quanto fosse bello vivere.
L’idea ci era piaciuta così tanto che iniziammo a girare per le città e a chiedere aiuto su internet, per raccogliere il più possibile foto di persone che condividevano loro stessi e le loro emozioni con gli altri. Li chiamavi aeroplanini di carta, una metafora bellissima. Fu difficile organizzare la mostra in centro città, ma alla fine fu davvero un enorme successo. Sono momenti che non dimenticherò mai…
Vedo ancora in giro persone con le magliette che Sara fece per noi, sai? Le abbiamo indosso anche noi stasera, sperando di non rovinarle con i fuochi.

È doloroso pensare che proprio tu, che amavi così tanto la vita, sia stato costretto a sparire dalle nostre all’improvviso. Te lo dissi anche in ambulanza, che non potevi abbandonare la tua voglia di vivere. Ma nonostante faccia ancora male, ho dovuto accettare quel che mi dicesti negli ultimi istanti che passasti accanto a me.
“Fino all’ultimo, non perderò mai la voglia di vivere, ma ora più di tutto, voglio che sia lei che tu possiate continuare ad averne”.
Queste parole fanno ancora male come quando le sentii la prima volta. All’inizio odiai quella bambina, odiai che ti abbia portato via da me nel giro di un attimo, e odiai che pur di salvare la sua vita tu sia dovuto sparire dalla mia. Odiai anche me stessa, perché avrei voluto non essere mai uscita di casa per incontrarti quel giorno, e forse così non avresti potuto salvarla da quell’auto fuori controllo. Ma l’odio non mi ha mai dato risposte, né mi ha mai fatto stare bene, sopratutto perché diventò così forte da farmi sentire colpevole.
Stasera c’è anche lei con i suoi genitori, sai? La sua maglietta è enorme e ci balla dentro, ma ha voluto metterla per forza. Sono andata da loro qualche volta, e hanno una foto di te vicino quelle della loro famiglia. Ti sono grati di tutto, e anche loro pregano che lassù vada tutto bene.

Tra non molto scoccherà la mezzanotte, spero che i nostri fuochi d’artificio arrivino lassù insieme a questa lettera, e a quelle degli altri che mi hanno visto scrivere e si sono lanciati verso il vassoio della stampante. La verità è che ho iniziato a scriverla perché vedere Davide che cucina la carne mi ha ricordato di come non ti abbia mai ringraziato per tutte le volte che hai cucinato per me.
A proposito, grazie. Se fossi vissuto più a lungo, un giorno ti avrei sposato, e avrei voluto imparare da te come cucinare.
Ne ho tantissimi di “se fossi vissuto più a lungo”, ma non voglio pensarci, non voglio altri motivi per piangere. Voglio solo pensare a tutto ciò che hai fatto mentre hai vissuto al mio fianco, e sorridere mentre ci penso.
Voglio ringraziarti per ogni volta che ti sei preso la responsabilità per i ritardi che facevo la sera, nonostante non te l’abbia mai chiesto. Grazie anche per aver accettato l’amore espansivo dei miei genitori, che scoprirono che in realtà era sempre colpa mia se tornavo tardi, e da quel giorno iniziarono ad adorarti. Grazie per ogni volta che mi hai aiutata a rialzarmi quando qualcosa mi buttava giù. Grazie per tutto ciò che mi hai insegnato, le emozioni e i ricordi che mi hai lasciato. Grazie per aver messo me e gli altri sempre davanti a te stesso, fino all’ultimo momento.

Anche se non sei qui, se non stai cucinando né ci stai scattando le foto (chissà, magari lassù lo stai facendo per qualcun altro), il tuo sorriso resta ancora tra noi, e illumina le nostre vite ogni giorno.
Ho ancora molto da fare prima di poterti raggiungere, quindi mi raccomando, guardami da lassù e fai il tifo per me mentre affronto ogni ostacolo che mi troverò davanti, e vivo questa vita che tanto amavi.
Fallo ogni giorno, ogni momento, fino al giorno in cui ci rincontreremo di nuovo.
Auguri. Ti amo.



Questa storia è stata ispirata da una lettera che lessi tempo fa su internet. Avrei voluto mettere un link al post originale, ma non sono riuscito a ritrovarlo. Fortunatamente avevo copiato la lettera tra le note per usarla come ispirazione. La lascio qui sotto in modo che chiunque possa leggerla.

Happy new year! I wonder what the fireworks are like in heaven. I miss you. I can’t believe it’s already been half a year.

I thought of you when the clock struck midnight. Damn, we really do miss you down here. I tried to dance but my body was rigid and lifeless and instead I went to my room and wrote this. I remember the last time I danced with you, your arms around my neck and swaying the night away. Little did I know only weeks later you would be ripped away from the plane of our existence.

It’s a new year! But can a new year bring you back? It won’t. So I’m still waiting for time to heal this wound because seven months later it still hurts like day one.

Until we meet again. I love you.

Exentio, 29/12/2018